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venerdì 09 dicembre 2016

Attualità martedì 08 marzo 2016 ore 14:15

Mps, la vedova di Rossi: "Mai creduto al suicidio"

Intervistata a Radio24 la vedova di David Rossi dichiara: "gli ultimi giorni David era sotto pressione per la situazione lavorativa ed era scosso"

SIENA — "Non ho mai creduto al suicidio di mio marito. Nell'immediato, appena fui convocata dai magistrati e mi posero davanti questa realtà, presi per buono quello che mi dissero. Poi realizzando una serie di cose incominciai a dubitare di questa versione". 

Torna a parlare Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, e lo fa un paio di giorni dopo che Siena ha reso omaggio a David chiedendo a gran voce verità.

La magistratura che ha riaperto l'indagine dovrà far luce sulla vicenda e ripercorrere ciò che sarebbe successo la sera del 6 Marzo 2013 quando Rossi si trovava nel suo ufficio nella sede della Banca Mps.

Secondo la moglie di Rossi ciò che il marito ha lasciato scritto nel biglietto che le ha indirizzato quella sera potrebbe essere stato dettato da qualcun'altro. A confermarlo, oltre alla perizia calligrafica del prof. Sofia che evidenzia una costrizione di mio marito nella scrittura, una serie di termini che Rossi non era solito utilizzare.

"Inoltre - dichiara Antonella Tognazzi - ci sono degli elementi della ricostruzione assolutamente incompleti, come l'oggetto che cade dall'alto e viene lanciato vicino al corpo a terra. Secondo la nostra ricostruzione si tratta dell'orologio di David. Secondo la procura invece quello non è l'orologio. Ma la procura non dà argomentazioni e non dice cos'è''.

Quella notte insieme a David Rossi nella sede Mps si trovavano sedici persone, nessuna delle quali è mai stata interrogata. 

Mancherebbero anche altri rilievi all'interno degli uffici per capire cosa stessero facendo nei propri uffici.

"Inoltre - sottolinea Antonella Tognazzi - la perizia medico legale mostra segni di afferramento e contusioni nel corpo di mio marito, come se ci fosse stata inizialmente una colluttazione.

Lui non si capacitava del fatto che la magistratura, invece di chiamarlo per chiedergli quello che volevano sapere e che non avrebbe avuto problemi a dire, aveva ordinato due persecuzioni in ufficio e una a casa. Lui era una persona corretta e trasparente, si occupava di comunicazione, ma lui comunicava quello che gli veniva detto e certe cose non le sapeva e il fatto di essere messo in discussione lo disturbava''.

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