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Attualità lunedì 10 agosto 2020 ore 11:56

Eccezionale intervento di allungamento della tibia

Foto di repertorio

Lo ha eseguito un'equipe all'ospedale senese delle Scotte tramite uno speciale chiodo che consente l'allungamento progressivo dell'osso



SIENA — Una equipe chirurgica diretta dal professor Stefano Giannotti, direttore dell'Uoc Ortopedia dell'ospedale delle Scotte, ha eseguito nell'ospedale senese un eccezionale intervento chirurgico di allungamento della tibia su un paziente di 40 anni che, per una gravissima frattura in età infantile a livello della caviglia, aveva subito un intervento che aveva compromesso in maniera irreversibile le cartilagini di accrescimento, impedendo quindi il naturale allungamento della tibia.

 Lo spiega una nota dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Senese in cui si legge che, per l'intervento, è stato utilizzato un particolare chiodo che consente il progressivo e quotidiano allungamento dell'osso di circa 0,75 millimetri al giorno.

Nello specifico, ha spiegato Giannotti, il paziente è arrivato con "un’alterazione morfologica di circa 12 centimetri che rendeva difficoltoso lo svolgimento delle normali attività quotidiane. La particolarità dell’intervento eseguito è stata quella di utilizzare un chiodo endomidollare tibiale per ottenere, nel tempo, l’allungamento del segmento osseo".

Il sistema utilizzato "possiede un meccanismo interno che spinge l’allungamento e che è attivato e controllato tramite dispositivi elettronici esterni. Il chiodo endomidollare, infatti, presenta al suo interno un magnete collegato tramite una serie di ingranaggi ad una vite filettata. Una volta impiantato, il chiodo viene allungato tramite la rotazione del magnete indotta da un dispositivo esterno con motore elettrico e magneti rotanti, come se fosse un telecomando. L’allungamento si basa sull’osteodistrazione, cioè il graduale allungamento del callo tra segmenti ossei chirurgicamente osteotomizzati che determina la neoformazione di tessuto osseo".

Il particolare intervento eseguito alle Scotte ha permesso di evitare l'utilizzo del fissatore esterno che, si legge ancora nella nota dell'ospedale, "fino ad ora era considerato il golden standard in questo tipo di interventi ma che presentava una serie di difficoltà per i pazienti tra cui la possibilità di infezione, le continue medicazioni e complicanze come le rigidità articolari, le contratture muscolari e il dolore".



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