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sabato 07 dicembre 2019

Sport venerdì 06 settembre 2019 ore 18:35

​Non conta la serie, siamo Mens Sana

Riparte da un affollato raduno l’Academy della Polisportiva che affronterà la Promozione. Intervista a Riccardo Caliani, il nuovo diggì



SIENA — Non sono mancate le presenze di pubblico, né i giornalisti al raduno della Mens Sana Basket Ball Academy lunedì scorso. Pur se il campionato che l’attende è quello della Promozione toscana, la Mens Sana in questa veste, la terza della sua carriera, ma anche la terza volta sotto l’egida assoluta della Polisportiva, resta un richiamo in senso assoluto, una sorta di golem la cui importanza va molto al di là di quella della somma dei suoi attuali effettivi. Pur se molte competenze qualificate vengono espresse dal basket senese, la figura che ha consentito una partenza “chiavi in mano” non appena la Polisportiva ha deciso di riaprirsi al basket è rappresentata da Riccardo Caliani. Avesse voluto mettersi in gioco, le possibilità che gli si aprivano dopo il licenziamento dalla Msb 1871 erano innumerevoli; e non solo a Lucca o Chiusi, dove ex coach dell’area Mens Sana, Catalani e Monciatti, l’avrebbero voluto al loro fianco. Per lui quello che ha contato è stata la promessa da parte della Polisportiva di poter avere mano libera nella ricostruzione; nonostante gli alti e bassi vissuti, sente di avere fede nella Mens Sana e le conoscenze giuste per riportarla in alto. Pioniere di questa terza esistenza è profondamente legato a una riconoscenza verso l’entità sportiva che gli ha fatto vivere tali e tante esperienze caratterizzanti. Il gruppo di atleti che ha messo insieme rappresentano la scelta sostenibile, ma anche un lusso per la categoria e il simbolo di una ricrescita che è già in atto.

- Riccardo buongiorno, cosa ritieni più tranquillizzante dell’esperienza attuale? Che ci sia molto da ricostruire o che non ci sa più nulla da distruggere?

“Decisamente la prima. Uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare, oltre al rapporto speciale che ho con questa realtà dove sono cresciuto, è stato il fatto di avere la possibilità di cominciare a scrivere le prime righe su una pagina completamente bianca. Non so quale potrà essere il finale del libro, di sicuro mi piacerebbe che queste prime righe possano un giorno raccontare di un progetto serio, misurato, fatto di passi piccoli ma concreti e senza inutili proclami”.

- Mancano due mesi al campionato e il roster è già fatto. Quali sono pregi e difetti del collettivo? Che tipo di esperienze ti attendi dalla prossima stagione? Qual è il rapporto con Pierfrancesco Binella, cui hai affidato la panchina?

“Riteniamo che il roster sia competitivo per poter competere a buoni livelli in questa categoria. Per capire esattamente che ruolo avremo occorrerà capire anche chi saranno le nostre avversarie. Abbiamo unito un gruppo di giovani reduci da diverse stagioni in biancoverde con dei senior un po’ più esperti e che diano loro il giusto supporto. Con Binella abbiamo condiviso ogni scelta. La sua esperienza in categorie come la C sarà un nostro importante valore aggiunto, al pari del contributo che potranno dare gli assistenti e tutti i componenti dello staff atletico e medico. Siamo al lavoro da pochi giorni e sono veramente impressionato dal modo in cui tutti si siano messi al servizio di questa comune causa”.

- Per le sezioni della Polisportiva può darsi che la riassunzione diretta del basket rappresenti un boccone ancora da digerire. Cosa c’è da fare per renderle più partecipi degli eventi al PalaEstra?

“Non credo che sia così, anzi, ho percepito fin da subito una coesione importante da parte di tutta la Polisportiva nei confronti di questa neonata sezione. Noi dobbiamo pensare a fare le cose che ci competono in modo più serio possibile. Ricreare entusiasmo e spirito di appartenenza. Perché la Mens Sana è la Mens Sana. In Eurolega come in promozione”.

- Il retaggio della Mens Sana ti consegnerà probabilmente una tifoseria incredibile per la categoria. In attesa dell’ufficializzazione della campagna abbonamenti e premesso che un costo d’ingresso sarà reso necessario dall’esigenza di accendere luci e riscaldamento del PalaEstra, cosa hai in mente per fidelizzare il pubblico e per convincere le società ospitanti a ricevere il pubblico senese in trasferta?

“A breve presenteremo la nostra campagna abbonamenti che non sarà realmente tale ma sarà più che altro un contributo di supporto ad un progetto che riparte. Vorrei che le persone che decideranno di essere al nostro fianco si sentano parte di questa ripartenza e noi faremo di tutto per non farli pentire della loro scelta. Non vedremo schiacciate o giocate spettacolari, ma ai ragazzi chiederemo di incarnare lo spirito mensanino, quello che spesso ti fa uscire dal campo sporco di sangue e dagli spalti senza voce. Sappiamo di essere “scomodi” per la categoria da un punto di vista anche logistico. Magari ci presenteremo in alcuni campi con diversi tifosi al seguito. Spero che da parte di chi ci ospiterà ci possa essere la giusta comprensione di un fenomeno abbastanza unico e speriamo irripetibile”.

- Dopo un po’ di maretta su chi doveva prendersi la diretta responsabilità della gestione della prima squadra, sembra imminente l’accesso di qualche sodalizio di tifosi nel direttivo della sezione basket. Quale maggior aiuto ti attendi da questo potenziale afflusso di risorse umane?

“Il rapporto tra la Polisportiva e tifosi mi ha visto protagonista solo come spettatore, quindi non so quali potranno essere gli sviluppi. Per quanto mi riguarda, massima disponibilità a confrontarmi con tutti come ho sempre fatto. Qualora questo afflusso di risorse umane dovesse concretizzarsi, cercheremo di capire come tutte queste risorse potranno essere messe a sistema per il bene della Mens Sana”.

- Prevedi che sarà una ripartenza alla Treviso che darà frutti in molti anni o ci sono ancora all’orizzonte soggetti pronti a regalare un titolo sportivo superiore alla tua Mens Sana che ha di fatto sospeso, ma non rinunciato agli interventi strutturali necessari e sempre meno derogabili?

“Personalmente ritengo che la strada tracciata da Treviso possa essere un modello interessante. Fare un passo alla volta senza mai azzardare movimenti più lunghi della gamba. La mia mission è capire quanto può essere lunga questa gamba in base a quella che sarà la risposta della città. Creare un tessuto imprenditoriale a supporto della parte sportiva è fondamentale se si vuole ambire a palcoscenici migliori. Per quanto riguarda eventuali soggetti all’orizzonte credo che l’interlocutore giusto in questo caso non sia io ma i dirigenti della Polisportiva”.

- La nuova Società e il tuo primogenito Tommaso hanno praticamente la stessa età. Cosa vorresti dedicare a tuo figlio in quest’annata?

“Non mi piace molto mescolare il lavoro con la vita privata. Vero è che questa è stata un’estate speciale per la strana concomitanza della ripartenza della Mens Sana, che mi vede con un ruolo di grande responsabilità e sopratutto per la nascita di mio figlio. Il mestiere di padre lo sto scoprendo adesso e quindi la cosa che mi preme di più è cercare di essere il miglior padre possibile per Tommaso. Per dediche sportive spero ci possa essere modo e tempo”.

RG



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