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lunedì 10 dicembre 2018

Cronaca mercoledì 09 novembre 2016 ore 12:30

Quella gara su misura da 3,5 miliardi di euro

Il direttore generale dell'Ato Rifiuti Toscana sud è ai domiciliari. Interdizione dalle attività professionali per due imprenditori e un avvocato



FIRENZE — La gara per l'affidamento a un gestore unico della gestione dei rifiuti nell'Ato rifiuti Toscana sud, l'autorità di ambito sui territori delle province di Siena, Arezzo e Grosseto, fu vinta nel 2013 da Sei Toscana, raggruppamento temporaneo di imprese di cui fa parte anche Sienambiente.

Un anno dopo iniziò l'inchiesta per turbativa d'asta che oggi ha portato agli arresti domiciliari A.C., 50 anni, direttore generale dell'Ato rifiuti Toscana Sud, e all'interdizione dalla loro attività per i legali rappresentanti di due società aggiudicatarie dell'appalto e di un avvocato. Si tratta di V.M. di 52 anni, E.O. di 51 anni e M.B. di 54 anni.

Gli inquirenti ritengono che il bando della supergara da 170 milioni di euro all'anno per vent'anni predisposto dall'Ato (importo complessivo: tre miliardi e mezzo di euro) sia stato a suo tempo "strutturato su misura per favorire il raggruppamento di imprese appaltante - si legge in una nota della Guardia di Finanza - con la chiara finalità di scoraggiare la partecipazione di eventuali ulteriori concorrenti alla gara per la gestione dei rifiuti urbani".

"Gli indagati avevano inserito nel bando stesso talune clausole che risultavano particolarmente vessatorie per ogni altra impresa che avesse voluto partecipare alla gara" si legge nella nota. Qualche esempio? I concorrenti dovevano avere caratteristiche molto precise, come aver maturato nell'anno precedente almeno 80 milioni di euro di fatturato, aver già esperienza per bacini di utenza da seicentomila abitanti, poter disporre di impianti specifici per lo smaltimento dei rifiuti, garantire al precedente gestore almeno 10 milioni e mezzo di euro all'anno attraverso la riscossione della tariffa sui rifiuti. "

"Queste caratteristiche le aveva solo Sienambiente - hanno sottolineato gli investigatori - tanto è vero che due colossi del settore si ritirarono nella fase finale e decisiva della gara".

I guadagni illeciti di cui avrebbe beneficiato il direttore generale dell’Ato Toscana sud grazie "all'appalto su miusura' sono stati quantificati dalle Fiamme gialle in oltre 380.000 euro. "Un 'compenso' che era stato giustificato contabilmente dagli imprenditori che si erano aggiudicati l’appalto  - spiega ancora la nota - facendolo figurare come costi sostenuti per incarichi di prestazione d’opera professionale o per collaborazioni o consulenze. Costi in realtà fittizi".

In pratica gli inquirenti ritengono che "gli indagati, nonostante rivestissero ruolo distinti e incompatibili, abbiano concordato preliminarmente i dettagli della procedura di gara, comprese le domande da rivolgere ai potenziali concorrenti, procedendo anche alla stesura di parte della documentazione".



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