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Attualità Giovedì 03 Settembre 2026 ore 13:00
Cuore e rene per il raro trapianto combinato

Il paziente critico ha potuto contare su una procedura che vanta pochi casi l'anno in Italia. Determinanti le macchine da perfusione renale
SIENA — Un paziente affetto da grave insufficienza cardiaca associata a insufficienza renale cronica terminale ha ricevuto un trapianto combinato di cuore e rene all’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, grazie ad un grande lavoro multidisciplinare. La procedura vanta pochi casi l'anno in Italia, ed è stata effettuata con successo sul malato particolarmente critico, anche con l'apporto determinante delle macchine da perfusione renale.
In Toscana il precedente di un trapianto combinato cuore-rene risale al 2010, effettuato sempre al policlinico senese delle Scotte che per questo tipo di interventi il centro di riferimento regionale.
Il paziente ha affrontato un ricovero di circa 7 mesi in Cardiologia, diretta dalla professoressa Serafina Valente, durante il quale ha affrontato il percorso di preparazione e gestione clinica pre-operatoria in sinergia con il professor Guido Garosi, direttore della Nefrologia, Dialisi e Trapianto e direttore del Centro Trapianti rene dell’Aou Senese. E' stato sottoposto ad una accurata valutazione multidisciplinare da parte dell’Heart team di cui facevano parte il dottor Massimo Maccherini, cardiochirurgo responsabile del Centro Trapianto Cuore e dalla cardiochirurgo Sonia Bernazzali, e dai cardiologi Serafina Valente, Francesca Maria Righini e Carlotta Sorini Dini.
Per il trapianto renale, le valutazioni nefrologiche sono state condotte dal professor Guido Garosi, dal dottor Giulio Monaci e dal dottor Fabio Rollo, mentre le valutazioni chirurgico-urologiche sono state coordinate dal professor Vincenzo Li Marzi, urologo e responsabile del Programma Universitario di Trapianto di Rene e Chirurgia Urologica.
Le scorse settimane il paziente è stato quindi sottoposto al trapianto di cuore, eseguito dal dottor Maccherini in collaborazione con gli specialisti cardiochirurghi Andrea Gambacciani e Sandro Sponga. Nel frattempo il rene destinato al trapianto è stato collocato nella macchina da perfusione per consentire di estendere i tempi di ischemia fredda senza conseguenze negative per la funzione dell’organo. Tale strategia ha consentito di preservare in modo ottimale il rene in attesa di valutare e stabilizzare le condizioni del ricevente, che è stato quindi trasferito in Anestesia e Rianimazione Cardio-Toraco-Vascolare, diretta dal professor Federico Franchi, per un monitoraggio emodinamico stringente post-trapianto cardiaco.
Una volta accertata la stabilità clinica del paziente, è stato effettuato il trapianto renale, condotto dal professor Li Marzi, in collaborazione con le dottoresse Vanessa Borgogni e Giuliana Ruggieri, che si è concluso con un'immediata ripresa funzionale del rene.
Un iter complesso che ha visto la sinergia di numerose figure professionali: dal Coordinamento Regionale Organi e Tessuti (Craot), diretto dalla dottoressa Chiara Lazzeri, agli psicologi, fino ai tecnici di laboratorio impegnati nelle analisi di compatibilità. Fondamentale è stato il contributo dei colleghi dell’équipe del professor Sergio Serni dell’Aou Careggi, che hanno effettuato il prelievo renale e sottoposto l’organo a perfusione meccanica senza alcun periodo di passaggio in ghiaccio. Così come prezioso è stato l'apporto di infermieri, Oss e di tutto il personale tecnico di sala operatoria.
"Uno dei trapianti più complessi in assoluto"
"In Italia si eseguono pochissimi trapianti combinati cuore-rene all'anno – spiega il professor Li Marzi -. Questo tipo di procedura rappresenta uno degli interventi chirurgici e clinici più complessi in assoluto nell'ambito della medicina dei trapianti".
"La particolarità di tali interventi - prosegue - riguarda la complessità clinica del ricevente che presenta una simultanea insufficienza d'organo sia cardiaca che renale, dal reperimento di un donatore deceduto idoneo al prelievo simultaneo, dalla rara coincidenza di disponibilità e idoneità di entrambi gli organi, dalla complessità del coordinamento multidisciplinare e dal rispetto dei tempi di ischemia, con una perfetta e continua sinergia tra cardiologi, nefrologi, cardiochirurghi e chirurghi renali, indispensabile per valutare la finestra di idoneità, la stabilità peri-operatoria e la preservazione d'organo".
"L’utilizzo delle macchine da perfusione renale rappresenta una svolta: ci permette non solo di valutare con precisione lo stato dell’organo, ma anche di ricondizionarlo e “proteggerlo” in modo molto più efficace rispetto alla classica conservazione in ghiaccio. Un’opportunità tecnologica che, nel nostro caso, si è rivelata molto utile", sottolinea.
"Il paziente, particolarmente critico, era affetto da un grave danno cardiaco e da un’insufficienza renale che rendeva necessaria la dialisi peritoneale – sottolinea il dottor Massimo Maccherini -. Una volta segnalata la disponibilità di un donatore per entrambi gli organi, è stato effettuato il secondo trapianto combinato di cuore e rene all’interno dell'Azienda ospedaliero-universitaria Senese. L’équipe ha così proceduto prima con il prelievo e l'impianto del cuore e, successivamente, con l'innesto del rene dopo la stabilizzazione in terapia intensiva".
"Entrambi gli organi hanno risposto immediatamente, consentendo una rapida estubazione e il trasferimento del paziente in sub-intensiva in soli 4 giorni. Il decorso post-operatorio è proseguito senza complicazioni, portando a una pronta dimissione del paziente. Lo scompenso cardiaco è la prima causa di mortalità nel mondo occidentale – conclude Maccherini -: colpisce un milione di persone in Italia e circa 40mila nella sola Toscana. All’Aou Senese, centro di riferimento regionale per la rete trapiantologica cardiaca, dal 1994 sono stati effettuati 533 trapianti di cuore (circa 20 l'anno) e installati 75 cuori artificiali (VAD). La patologia tende a danneggiare anche altri organi e in particolare il rene. In questo contesto si inserisce la storia di un paziente in condizioni critiche, in dialisi peritoneale e inserito nella lista d'urgenza nazionale per un doppio trapianto".
"La donazione trasforma il dolore in cura"
Con 104 donatori per milione di abitanti, un calo delle opposizioni dal 29 al 25% e una crescita del numero di chi in vita lascia indicazioni per la donazione (che oggi rappresenta il 65% dei consensi), la Toscana si conferma nei primi sei mesi del 2026 ai vertici nazionali - e tra i livelli più alti di attività in Europa – per generosità e organizzazione del proprio sistema. Livelli raggiunti e mantenuti da 10 anni e che hanno visto nel 2026 un aumento del 10% dei donatori rispetto al primo semestre 2025.
“Donare un organo - commentano il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessora regionale alla sanità Monia Monni - è un atto di grande valore civile: consente di trasformare un momento di dolore in una possibilità concreta di cura e di vita per altri pazienti. Ma serve anche competenza e preparazione, e il nostro sistema sanitario e le professioniste e professionisti coinvolte, che ringraziamo, hanno dimostrato di averne".
“Il risultato ottenuto – aggiunge Monni - è il frutto del lavoro congiunto di tutte le professioniste e i professionisti coinvolti e conferma l’importanza della formazione, di procedure condivise e dell’organizzazione della rete nel rendere più efficace l’intero processo di donazione e trapianto”.
“Questo successo – si sofferma - dimostra la forza della rete trapiantologica regionale e l’eccellenza delle professioniste e dei professionisti del nostro sistema sanitario: dietro a un trapianto di questa complessità ci sono competenze, coordinamento e responsabilità clinica continua”.
"Al donatore e ai familiari va il nostro grazie più sincero”, sono le parole di Giani e Monni.
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