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mercoledì 18 settembre 2019

PALIO sabato 17 agosto 2019 ore 16:17

​A Brio il voto più alto, mentre la Selva festeggia

L’ironia di molti fantini che meritano la sufficienza nel Palio dominato da un cavallo scosso



SIENA — Palio del giorno dopo. Commentarlo non serve a cambiare il risultato, né a dare sentenze definitive, ora prima di ricorrere c’è un anno davanti e, per quando torneranno a dare i cavalli, molte dirigenze saranno cambiate, le cinque che non hanno corso quest’anno - Lupa e Leocorno più le tre “cattive” Valdimontone, Nicchio e Tartuca - saranno là a mordere il freno, tutti avranno un'altra primavera sulle spalle, compreso qualche cavallo e qualche fantino per i quali potrebbe esser troppo l’insistere in allenamenti professionali.

L’esito del Palio va in archivio tutto sommato meno drammaticamente del solito. “I soliti (omissis) della Selva” si dice per strada e in sostanza è così. Perché solo un’accanita volontà della sorte poteva determinare quest’esito favoloso. Tra l’altro, primo a concedersi alle telecamere, ieri sera, è stato un maggiorente di Vallepiatta, Flavio Mocenni, cavaliere al merito della Repubblica Italiana che di palii ne ha visti vincere 17. E dire che per vedere il primo aveva dovuto attendere di avere vent’anni. La sorte.

Siena stamani si era spopolata, chi poteva è andato al mare a consumare gli ultimi giorni di ferie, chi non poteva è andato in gita, chi è restato in casa lo ha fatto con l’illusione che l’inverno sia prossimo ad arrivare. Dalle prime ore del mattino comunque campanella e tamburi della Selva che hanno ripreso a risuonare, con l’intera comparsa partita per il giro di ringraziamento ai tabernacoli delle consorelle. A mezzodì sosta sontuosa nell’Oliveta dell’alleata chiocciolina, stasera è attesa dalla non meno pantagruelica merenda-cena negli altrettanto seducenti locali dell’alleata Tartuca. Una piacevole sfaticata anche per Tittia, fantino vincitore, atteso quanto prima a Piancastagnaio per il palio amiatino.

Che dire della corsa? Moltissimo si è consumato alla mossa. Non sono tantissime le voci scandalizzate verso messer Ambrosione, il mossiere voluto quasi all’unanimità, che stavolta ha fatto il mero notaio di una gran confusione che non è riuscito a dominare, o più probabilmente che non aveva i mezzi per dominare. Alla telecamere dice che di meglio non si poteva fare e colorisce il tutto con “fuffa” quale il timore per danni che potevano ricevere cavalli e fantini. Di fatto, all’abbassamento buono, quattro contrade (Drago, Selva Istrice e Oca) stavano loro malgrado sul secondo canape e, se una se lo poteva meritare, per le altre si è trattato solo di un danno gratuito. Ininfluente per la sola Selva, chiaramente.

Che dite proviamo a commentare questo e il resto sulla falsariga di un pagellone ai fantini?

Andrea Mari detto Brio, voto 9. Non gli diamo di più, nel dubbio che al terzo giro abbia alzato il nerbo per forzare la decisione. Comunque è stato eccellente. Aveva un cavallo considerato tra gli ultimi, poco più che esordiente, femmina quindi delicata e suscettibile; l’ha portato senza errori al Palio, dosandone l’impegno. Ha corso prendendosi rischi e sempre nel timore che le risorse non bastassero e servisse parare o nerbare per primeggiare al bandierino. L’ha fatto, e va ricordato che dieci minuti prima si era preso anche un calcione tra i canapi. Parte abbastanza bene nonostante per quaranta minuti si sia stressato a tenere Schietta muso al canape nel bailamme che aveva intorno. Bravo… solo bravo. E sfortunato.

Giovanni Atzeni detto Tittia, voto 8. Ricorderà a lungo quest’annata, per neanche un metro complessivo ha vinto due palii. Suo principale merito è di aver voluto e saputo scegliere la monta. Forse è uno dei più danneggiati alla mossa, giacché l’Oca si infilava sempre in quello spazio che lui lasciava al fianco della Torre, ma ci ha messo l’anima per rimontare. Quinto all’entrata del San Martino prende rischi per trovarsi alle spalle di Bruco e Onda, spinge, supera anche l’Onda e a quel punto ha commesso un errore banale che ieri da fatale è divenuto vittorioso. Passare troppo basso a San Martino gli è costato un bel rincalcone. Perché? Forse credeva che Remorex non avesse forze da spendere al terzo giro e solo con una corsa di testa avrebbe saputo respingere chi arrivava da dietro? Di fatto, cadendo, di forze a Remorex gliene ha date molte perché togliere sessanta chili dalla groppa di un cavallo per un giro e mezzo non è poca cosa.

Stefano Piras detto Scangeo, voto 7,5. Intanto un bravo a capitan Lorenzini, esser nel bisogno di speranze di vittoria come l’Aquila e dar fiducia a un esordiente non è poca cosa. Disciplinato e isolato al suo ottavo posto ha creato più di un grattacapo alla Pantera di rincorsa. Alla partenza difatti se ne è andato e il solo difetto che gli si può ascrivere è di non aver mai tentato di chiudere qualche curva, fino al tardivo tentativo al terzo Casato. Tuttavia ce lo ricordiamo che Tottugoddu era un esordiente? Nel suo pagellino ci deve stare anche tutto quello che lo ha portato a confermarsi la fiducia in contrada che non è poco.

Carlo Sanna detto Brigante, voto 7. E’ un voto che merita per la grande partenza e per il fatto che taglia il primo San Martino in testa. Crediamo che a questo punto sia subentrata la paura di vincere o l’idea che avrebbe potuto rimediare, ma questo in Piazza non avviene se non si chiude bene l’interno, se si galoppa soltanto quando gli altri vanno a gran carriera... Bene, un fantino che molti saranno ancora onorati di montare e che probabilmente avrà le sue soddisfazioni, ma ieri c’era chi voleva la vittoria più di lui.

Luigi Bruschelli detto Trecciolino, voto 6,5. Della sua tecnica tutti sanno, del cuore che ci ha messo va ricordato. Prova generale e provaccia dimostrano la sua risoluzione a dare dignità alla sua prestazione in nome della contrada. L’ordine di entrata l’ha reso arbitro e perdente. Mai con le mosse di messer Ambrosione la rincorsa ha vinto. A lungo negli entra ed esci dai canapi avrà spiegato, soprattutto all’Onda, che messa così l’Aquila lui non poteva entrare. Quando l’ha fatto ha spinto al massimo per recuperare e far parte del gruppetto di testa e per un attimo Remorex gli è stato a pari. Crediamo che la sua corsa abbia ripagato la fiducia ricevuta.

Francesco Caria detto Tremendo, voto 6+. Prendiamo per buona la dichiarazione del capitano della Chiocciola che Una Per Tutti in capo a quaranta minuti di canapi fosse l’ombra di se stessa. Caria è uno di quelli che parte e resta nel gruppetto da dove viene fuori il vincitore, staccandosi solo in fondo. In prova fa bene e porta il buonumore in San Marco. Forse per lui e la Chiocciola questa non era la carriera dove ottenere il massimo.

Jonatan Bartoletti detto Scompiglio, voto 6. Da favoritissimo a non pervenuto. La sufficienza è per il fatto che comunque riesce a partire. Checché gli succeda tra i canapi, deve aver fatto un veloce calcolo. Di essere più reattivo nel difendersi e rischiare una sanzione neanche a parlarne. E alla fine la più sofferente era Violenta che a cinque minuti dalla mossa valida si era anche piantata in classico atteggiamento di difesa. Lo scivolone al Casato chiude un Palio per cui ieri Scompiglio non è mai sembrato davvero in grado di competere. Ridimensionato, ma ricordiamoci che alla Piazza non ci arrivano solo cavallo e fantino.

Federico Arri detto Ares, voto 5,5. Il voto se lo è dato da solo. In prova era andato molto bene, al Palio è stato asfissiato dalla pressione fra contrade in lizza e sprangati. Parte quando gli altri sono alla fonte, spinge a più non posso e cade al secondo San Martino, quando Tornada appoggia male. La sua fortuna se l’è giocata tutta nel fatto che la zoccolata ricevuta da Oppio quand’era a terra sia stata solo di squincio.

Andrea Coghe detto tempesta, voto 5+. Stesso discorso valido per Ares. L’Istrice e lui hanno cullato probabilmente una prestazione di Oppio che invece non era più nella biologia del cavallo. E se ne sono accorti solo per il Palio non avendo chiesto di più in prova. Condizionato tantissimo dalla situazione di mossa, forse non gli può essere imputato di non aver dato tutto e di più quando le altre erano mezzo giro avanti.

Antonio Siri detto Amsicora, voto N.G. Non se ne abbia a male il fantino dell’Oca, ma perché dargli un voto quando si tende all’oggettività? Di certo per la sua contrada il valore della sua prestazione è diverso da quello che possiamo dare noi: la Torre faceva paura e la Torre in pratica non ha corso. Ma pur se il danneggiamento, anche sommerso, è componente del Palio, il metterlo in atto senza alcuna vergogna, in dispregio di ogni regola e dello stesso diritto a correre delle consorelle, non è Palio, non è arte, non è furbizia. A nostro parere è solo disprezzo. Amsicora ora starà lontano da Piazza per alcuni anni e solo lui, fra qualche anno, potrà dirci se ci ha guadagnato. Al Comune invece l’onere-onore di ravvisare se il suo è stato un comportamento meramente soggettivo.



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