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lunedì 20 agosto 2018

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: Il cervello

di Libero Venturi - domenica 22 aprile 2018 ore 08:41

I pensieri vengono dal cervello e presuppongono almeno un minimo di attività cerebrale. Anche quelli della domenica. Quando cominciavo ad essere preoccupato per l’insorgenza continua delle domeniche, direttamente proporzionale alla deficienza progressiva della materia grigia, è arrivata una splendida notizia. Nella consueta e ribadita ottica relativistica, naturalmente la notizia è buona per me, ma magari tragica per voi, cari lettori. Quei miei venticinque che potevate sperare nel naturale esaurimento della rubrica domenicale, in sintonia con quello nervoso. No, carissimi, forse il dizionario minimo proseguirà perché una donna, una toscana, la professoressa Maura Boldrini di San Miniato, un’affascinante quarantanovenne che da diciotto anni lavora alla Columbia University e insegna Neurobiologia e Psichiatria, ha dimostrato che il cervello continua a funzionare anche da vecchi.

C’è riuscita studiando il cervello dei topi e degli uomini. Un’attinenza c’è. Anche Steinbeck lo sosteneva in qualche modo, quando scrisse “Uomini e topi”, Of mice and men, da un verso di “To a mouse” di Robert Burns, poeta scozzese: “i migliori progetti dei topi e degli uomini/ vanno spesso di traverso/ e non ci lasciano altro che dolore e pena,/ al posto della gioia promessa”. Tra l’altro “mice” in inglese vuol dire topi e da noi “mice” o “micie” si chiamano le gatte. Del resto in latino “mus” era topo. Termini come questi, che possono trarre in inganno, come “delusion” che in inglese significa illusione e “lurid” sgargiante, si definiscono “falsi amici”. Ma non lo sono uomini e topi perché, come ha dimostrato la professoressa Boldrini e pubblicato nell’autorevole rivista “Cell”, similmente ai topi anche gli uomini, in età adulta e più, proseguono incessantemente l’attività di neurogenesi, ossia la formazione di nuovi neuroni a partire dalle cellule staminali neurali, grazie agli stimoli che arrivano al cervello da attività fisica, cognitiva e sociale. E mi diverte pensare che il “mouse” è il dispositivo/cursore collegato all’intelligenza artificiale che supplisce, speriamo, a quella naturale. Nell’ippocampo, una graziosa parte del cervello a forma di cavalluccio marino, area cruciale per l’apprendimento e il consolidamento della memoria in ogni momento della vita, i “neuroni immaturi” sono in numero costante: circa 30.000. Siccome questi neuroni rimangono nel loro stato per poche settimane, significa che li rigeneriamo di continuo. Anche verso gli ottant’anni.

Grazie “compagna” Boldrini, da una donna e del Valdarno a me misogino e della Valdera, doveva arrivare questo messaggio di speranza. Ingravescente aetate, “ne l’ura d’andè”, non rimangono soltanto il ritiro da papa emerito, nonché la bellezza, la poesia e l’amore, quello cristiano -che di più non ci si fa- come scrive Enzo Bianchi ne “La vita e i giorni”. Continueremo a meditare, a leggere e scrivere per la nostra e la vostra gioia. E ciò non ci impedirà di amare il prossimo, come noi stessi. È sulla quantificazione di questa prossimità che, purtroppo, oggi si discute, come su quella dell’ego stesso, in prima persona, sia pure plurale. Settant’anni e non sentirli! Ma allora perché invecchiando il cervello perde colpi, la memoria si affievolisce e mi obbliga la mattina a mettere in fila le pasticche per evitare di prenderne due della stessa specie e dimenticarmi di qualcuna? «Abbiamo osservato che con l’età diminuiscono i capillari che nutrono i neuroni. È una cosa che ci si poteva aspettare ma non era ancora stata trovata» rivela Maura Boldrini.

Allora è solo una questione di capillari? Che, detta così, sembra una bischerata, ma forse no. Comunque troviamo per favore un modo per rinforzarli questi benedetti capillari, che non siano destinati a sfoltirsi e perdersi come i capelli! Siamo nelle sue mani, professoressa, nelle mani di una scienziata italiana e ciò ci riempie di orgoglio. Lo dico sul serio. Non ci importa tanto campare a lungo, che a lungo è una palla, quanto campare bene, lucidi fino all’ultimo. Né pretendiamo l’insostituibilità, anzi largo ai giovani. Sarebbe già tanto essere esentati da frettolose e sommarie rottamazioni.

I topi impiegano un mese per la neurogenesi completa, da cellula staminale neuronale a neurone adulto. Le scimmie sei mesi. Sono bestie già più complesse. Gli uomini poi, presumibilmente ad immagine e somiglianza di Nostro Signore, chissà. Ho letto che da noi non sarebbe etico fare esperimenti di questo tipo. Maura Boldrini è andata alla Columbia «perché si poteva studiare il cervello al microscopio. In Italia era difficile. I colleghi mi dicevano che secondo una legge regia si poteva analizzare il cervello solo a scopo diagnostico. Non per fare ricerca». Alla New York Brain Bank della Columbia University c’è una straordinaria collezione di cervelli: 5.000 donazioni! E la nostra scienziata ha analizzato 28 cervelli sani di persone, tra 14 e 79 anni, che non sono morte per malattie neurodegenerative, Parkinson o demenze.

Non credo che faranno in tempo a rinfoltire i miei capillari, i capelli li ho già persi quasi tutti, e ignoro quanto efficace e solerte sia ancora la mia attività neurogenerativa, ma se la memoria non mi abbandonasse definitivamente e la demenza non mi travolgesse del tutto, prenda anche il mio, di cervelli, dottoressa Boldrini, la prego. È un cervello mediamente sopravvalutato, forse in parte sottoutilizzato, ma sopratutto mediocre, comune. E credo che, quanto a “neuroni immaturi”, sia ancora ben dotato, nonostante l’età. Potrebbe essere un’attendibile base di studio per come va fatto e non si deve fare. Non so quanto sia etico e se ne valga la pena, ma, se se ne giova, è tutto suo, professoressa. Senza complimenti e senza impegno. Ne faccia quel che vuole o anche niente. Non si preoccupi, anch’io, in fondo, non ne ho ricavato granché. Buona domenica e buona fortuna

Pontedera, 22 Aprile 2018

Libero Venturi

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